venerdì 21 giugno 2024

notizie da Venezia e Trieste, novembre 2023

Care e cari,

speriamo che tutti voi stiate bene!

A Venezia si sono appena conclusi i festeggiamenti in onore della Madonna della Salute: una festa importante e molto sentita dai veneziani. Questa festa devozionale, legata al culto mariano, è celebrata il 21 novembre anche a Trieste e in molti altri luoghi che anticamente facevano parte della Serenissima.
A
Trieste, dopo aver accolto moltissimi studenti la scuola sarà chiusa per qualche mese e le lezioni ricominceranno il 15 aprile 2024, a Venezia invece la scuola è sempre aperta.
Qui, invece, potete trovare le nostre proposte speciali online.

Il romanzo scelto per questo mese è
Se l’acqua ride, scritto da Paolo Malaguti nel 2020. L’opera, ambientata negli anni ’60, racconta le avventure di Caronte e Ganbeto, nonno e nipote, che navigano su fiumi e canali trasportando merci. Le loro giornate sono arricchite da storie, leggende, modi di dire, panorami sensazionali e discorsi sull’Italia e il mondo che cambia. L’istruzione e l’emancipazione sono due importanti temi che si intrecciano con le tradizioni dei mestieri antichi, come lo straordinario mondo delle barche da fiume utilizzate per il trasporto mercantile nel Nord Italia.

Il testo scelto, come l’intero libro, presenta
espressioni dialettali che si mescolano all’italiano.
Vi lascio alla lettura e ci sentiamo il prossimo mese! Un caloroso saluto da Carola e da tutto il gruppo di
Istituto Venezia!

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La mareggiata aveva pulito il mare e la costa e trovare una traccia della Teresina lì era una scommessa. ‹‹Col scirocco che tirava, quel che resta chissà dove che sarà!››
Il quasi apprendista allora si è messo a ridere, e non riusciva più a fermarsi, proprio uno di quei
boressi che da piccolo te la fanno fare nei pantaloni. Il pescatore ha atteso invano una spiegazione, poi, forse offeso, ha voltato il barchino e sono tornati indietro.
Del resto, non avrebbe avuto senso spiegare a quel pescatore che la Teresina non era governata da un uomo qualunque, ma da un
barcaro che ne aveva viste di cotte e di crude, e che si poteva mangiare a colazione una mareggiata come quella. E allo stesso modo non avrebbe avuto senso dirgli che forse il relitto della Teresina non si trovava semplicemente perché non c’era, dal momento che Caronte, approfittando dello scirocco, magari aveva preso e puntato la prua dritto a nord, fino a quella misteriosa Trieste di cui tanto vagheggiava.
E forse, pensava il quasi apprendista tra le lacrime e il riso, in quel momento suo nonno
sorseggiava una bevanda da signori seduto in piazza, col cappello più elegante sulla zucca, il mare davanti agli occhi, e la Teresina lì pronta per partire per il prossimo giro.
[…] L’apprendista si ferma nelle osterie lungo i fiumi, e domanda di Caronte.
Viene a sapere che Caronte, nell’ultimo anno, ha chiesto qui e là,
a mezza bocca e sempre raccomandandosi di non farne parola con altri, quanto costasse mettere su il motore alla Teresina.
Il lavoro però costava troppo, si sarebbe trattato di un debito di milioni, quando ormai faticavano a tirare avanti anche i barcari che il motore già ce l’avevano. Gli riferiscono poi che quando Caronte lo ha lasciato a casa in
malo modo, ha navigato fino a Chioggia, ma in effetti lì si è fermato, senza più fare un carico, […] si è limitato a vivere nel burcio, uscendone soltanto per bere qualcosa all’osteria.
L’ultimo racconto sul nonno l’apprendista lo raccoglie a
Loreo, dove un marangone gli confida di avere offerto a Caronte una bella cifra per vendergli il burcio.

 

o   col: con lo

o   Teresina: diminutivo del nome Teresa, nome della barca di Caronte

o   boressi: risate esagerate

o   invano: senza motivo, senza utilità

o   barcaro: persona che conduce le barche

o   di cotte e di crude: modo di dire; di ogni genere, cose strane in positivo o in negativo

o   relitto: parte che rimane di una barca dopo una tempesta o un evento negativo

o   prua: parte anteriore delle barche e delle navi

o   vagheggiava: appassionarsi

o   sorseggiava: bere a piccoli sorsi, lentamente

o   zucca: testa

o   a mezza bocca: a bassa voce

o   malo modo: modo sbagliato, cattivo, negativo

o   burcio: imbarcazione tipica per la navigazione interna sui fiumi

o   Loreo: comune italiano in provincia di Rovigo

o   marangone: falegname

notizie da Venezia e Trieste, ottobre 2023

Care e cari,

spero che queste notizie vi trovino bene!

Noi stiamo bene e qui è ufficialmente arrivato l’autunno. Le nostre classi sono piene di studenti che hanno scelto di trascorrere un periodo a Venezia e Trieste per frequentare i nostri corsi di italiano, arte e cucina.
Abbiamo nuovi
corsi online interessantissimi, che cominceranno il prossimo mese, di arte e architettura, per qualsiasi informazione potere visitare il nostro sito.


Pochi giorni fa abbiamo celebrato il
centesimo anniversario della nascita di Italo Calvino (1923-1985), uno scrittore brillante del Novecento italiano. Calvino ha scritto numerosi libri e racconti e di successo. Uno dei più celebri (e, soggettivamente, il mio preferito) è Le città invisibili. In quest’opera, Marco Polo – viaggiatore veneziano – dialoga con Kubilai Kan, grande imperatore centrasiatico. I due parlano di città, raccontando luoghi fantastici e immaginari, ricchi di memorie. Queste città hanno moltissimi elementi che ricordano il luogo del cuore di Marco Polo, la città dove tutto è cominciato: Venezia.

Il testo scelto è l’incipit del libro, in cui si racconta l’importanza e la ricchezza delle descrizioni di Marco Polo per il Gran Kan.

Vi lascio con queste parole che da Venezia arrivano in tutte le vostre città, visibili e invisibili. Un saluto affettuoso a tutti voi da Carola e da tutto il gruppo di Istituto Venezia!

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Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore.
Nella vita degli imperatori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’
ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l’odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne […]: è il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.
Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a
discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti.

o   messo: messaggero, persona che deve portare messaggi

o   ampiezza sterminata: grande dimensione

o   sollievo: liberazione da uno stato di sofferenza

o   sandalo: tipo di legno

o   bracieri: recipienti in cui si mette la brace accesa, per scaldare l’ambiente

o   sfacelo: crollo, decadenza, fine

o   incancrenita: malata

o   scettro: bastone del re

o   sovrani: regnanti, come re, imperatori, capi

o   discernere: distinguere, comprendere, capire

o   filigrana: intreccio di fili

o   termiti: insetti

notizie da Venezia e Trieste, settembre 2023

Care e cari,

ben trovati! Settembre è il mese delle cose che cominciano… molti studenti hanno iniziato a studiare italiano, partecipando ai nostri corsi a Venezia e Trieste.
Noi siamo felici e stiamo bene: il clima è piacevole, l’estate non è ancora finita e stiamo lavorando ai prossimi mesi e ai prossimi corsi,
in presenza e online.

Il brano scelto per questo mese è tratto da
Azzurro: stralci di vita, l’ultimo libro di Curzio Maltese, uno scrittore, giornalista e politico italiano che è mancato quest’anno, subito dopo aver terminato la scrittura di questa sua ultima opera.

Il libro racconta gli avvenimenti della vita dello scrittore che si intrecciano con la storia dell’
Italia contemporanea. Le espressioni culturali dell’Italia degli ultimi sessantacinque anni, come il cinema, la musica, il calcio, la politica, sono protagoniste assolute dell’opera di Maltese.

Vi lascio con questo testo che racconta un viaggio a bordo di una FIAT 500!
Un carissimo saluto da Carola e da tutto il gruppo di
Istituto Venezia!

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L’estate della mia vita è stata una vacanza con mia mia sorella, mia madre e la sua collega Isabella: una donna simpatica, allegra, una perfetta compagna di viaggio. Mia mamma aveva appena comprato la 500, un vero gioiello per noi. Mi ricordo come la guardavo, come la guardavamo tutti. Andavamo in Calabria, avevo 8 anni, fu un viaggio fiabesco. Non ho mai più provato quel senso d’avventura. […] Era l’Italia del boom, fine boom per essere più precisi. Un paese ancora ingenuo, allegro, rivolto al futuro, dove perfino i poveri potevano sentirsi felici. Ricordo una sosta di sera, ai bordi di una statale, per spiare una festa paesana in tutto e per tutto uguale a quella che anni dopo avrei visto al cineforum nel Sorpasso, con le camicie sgargianti dei contadini che ballavano il twist. Unica differenza, che qui si ballava Romagna mia di Raoul Casadei. Da quel viaggio tornai con una sete inestinguibile di sapere, mi feci regalare atlanti e cartine geografiche e imparai un gioco che so fare anche adesso, ma con una sciocca vergogna che allora era orgoglio: disegnare a occhi chiusi e alla perfezione i confini dello stivale. L’amore fisico, carnale, per la mia madre terra è rimasto la mia personale forma di patriottismo. […] Io volevo sempre sentire Azzurro con il mangiadischi arancione, non c’era la radio in macchina. La versione cantata da Adriano Celentano e scritta da un certo Paolo Conte, che allora non sapevo chi fosse. Per me era un capolavoro strano, che non capivo bene ma ricordo la sensazione che mi provocava, i brividi, la gioia. “Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me, mi accorgo di non avere più risorse senza di te, e allora io quasi quasi prendo il treno…”, la felicità era conoscere e cantare questa canzone. Tutti insieme. Il coro dell’allegria.

o   fiabesco: simile alle fiabe, fantastico

o   ingenuo: senza esperienza, troppo semplice, sprovveduto

o   perfino: addirittura

o   spiare: guardare di nascosto

o   sgargianti: molto colorate, vivaci

o   inestinguibile: che non si può spegnere

o   sciocca: stupida, poco furba

o   stivale: nome che si usa per chiamare l’Italia, che ha la forma della calzatura (la Puglia è il tacco d’Italia, la Calabria la punta)

o   mangiadischi: giradischi portatile, lettore musicale tipico degli anni ’60 (e non solo)

notizie da Venezia e Trieste, agosto 2023

Care e cari,

ben ritrovati.
Il mese di agosto giunge al termine e ci stiamo preparando all’autunno che sarà ricco di corsi di lingua, arte, architettura e cucina a Trieste e Venezia (e anche online).
Speriamo che anche voi stiate bene e che stiate trascorrendo periodi felici!

Il brano scelto per questo mese è l’incipit de
La vita intima, l’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti, pubblicato quest’anno, che sta riscuotendo molto successo in Italia e che ha appassionato molti lettori.

Maria Cristina, la protagonista del romanzo, è una donna all’apparenza perfetta: bella, ricca e famosa. La storia racconta come dietro questa perfezione si nascondono ansie, paure, ossessioni e desideri. Questo romanzo è un viaggio che, intrecciando
fantasia e realismo, conduce alla scoperta della verità.

Sperando di avervi incuriositi, vi salutiamo affettuosamente e ci risentiamo il prossimo mese!
Un abbraccio da Carola e da tutto il gruppo di
Istituto Venezia!

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Questa storia inizia un mercoledì del decennio passato, sono le nove e quindici del mattino e Maria Cristina Palma sta facendo ginnastica. È impegnata in uno squat bulgaro, un esercizio che tonifica quadricipiti e glutei. Una gamba piegata indietro, una in avanti, flette il ginocchio fissando oltre i vetri della veranda la coltre opaca. Le polveri sottili che hanno costretto i romani a settimane di targhe alterne con la pioggia si sono abbassate. […]
Tra le colonnine della
balaustra s’intravede il lungotevere intasato di auto e più in là la sagoma sgraziata di Castel Sant’Angelo, evanescente nella foschia malsana della capitale. L’attico in cui vive Maria Cristina è uno di quei paradisi che la maggioranza della gente non sogna nemmeno tanto è inarrivabile. Oltre trecento metri quadrati a due passi da piazza Navona, in un palazzo neoclassico sorvegliato giorno e notte dalle camionette della polizia.
Il suo personal trainer, Mirco Tonik, un ragazzone di Francavilla al Mare, le sta raccontando che ha festeggiato il compleanno del fidanzato Michael Carmichael, un irlandese che traduce manuali d’istruzione di stampanti e router, in un ristorante vegano al Pigneto. Mentre l’allenatore
rimembra una parmigiana di melanzane da svenimento toglie un disco dal bilanciere e il peso all’estremità opposta dell’asta […] si sfila e finisce sull’alluce destro della donna, che caccia un urlo così potente da zittire la coppia di inseparabili* nella gabbia smaltata sopra le felci. La veranda, con le orecchie d’elefante nei vasi azzurri, la kentia e il pothos, […] le pulsa intorno come l’effetto speciale di un brutto film.


o   quadricipiti: muscoli delle cosce

o   flette: piega

o   veranda: balcone o terrazzo, coperto o semi-coperto

o   coltre: strato di nebbia

o   targhe alterne: questo meccanismo prevede la circolazione delle automobili a giorni alterni, in base all’ultimo numero della targa dell’auto (che può essere pari o dispari)

o   balaustra: elemento di protezione di un balcone o di un terrazzo

o   lungotevere: viale che corre lungo il fiume Tevere, a Roma

o   evanescente: sfumato, che scompare

o   foschia: goccioline d’acqua nell’aria, effetto simile alla nebbia

o   rimembra: ricorda

o   bilanciere: attrezzo che si usa in palestra per sollevare i pesi

o   alluce: dito più grande del piede

*l’espressione “la coppia di inseparabili” si riferisce, probabilmente a due pappagallini o uccellini in gabbia.

o   orecchie d’elefante: pianta con le foglie a forma di orecchie di elefante

o   kentia: pianta tropicale

o   pothos: pianta sempreverde e rampicante

notizie da Venezia e Trieste, luglio 2023

Care e cari,

speriamo che la vostra estate proceda al meglio. Noi stiamo bene e le nostre calde giornate sono intervallate da concerti, sagre ed eventi: sabato scorso abbiamo visto i bellissimi fuochi del Redentore!
Molti studenti stanno trascorrendo un periodo di studio con noi a
Trieste e Venezia, siamo molto felici 😊

Il brano scelto per questo mese è estratto da
Una di luna, il ventesimo romanzo di Andrea De Carlo. Questa storia comincia davanti la stazione di Venezia Santa Lucia e parla di Achille, ristoratore del sestiere di Castello, e Margherita, la figlia, che partono per Milano per vivere una nuova avventura, tra cucina, relazioni familiari e magia lunare.

Tante sono le storie meravigliose che iniziano a Venezia Santa Lucia e nelle
stazioni, in generale, auguriamo a tutti voi di viverne una molto presto!

A tutti voi un caloroso abbraccio, tanti saluti da Carola e da tutto il gruppo di Istituto Venezia!

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Dopo almeno un quarto d’ora che aspettavo sempre più nervosa sulla riva di pietra d’Istria smussata bianco-gialla subito a sinistra della fermata Ferrovia, la barca verde dei miei con mia madre al timone e mio padre seduto sulla panchetta centrale è finalmente arrivata, attraverso il traffico di vaporetti e barche cariche di scatoloni e fusti di birra e cemento e spazzatura, nell’acqua smossa color giada.
Mia madre ha tolto il gas a cinque o sei metri dalla riva e, anche se la sua espressione era vaga come sempre, ha fatto filare con precisione la barca tra i
pali di legno*. Mio padre è subito saltato in piedi, a gambe larghe per compensare l’ondeggiamento, si è aggiustato il cappotto blu, la sciarpa bianca. È alto un metro e cinquantaquattro, un uomo incredibilmente ostinato. Ha ottantasette anni, abruzzese di Pescocostanzo arrivato a Venezia sessant’anni fa, magro come uno stecco, capelli bianchi folti e dritti sulla testa, sopracciglia cespugliose bianche anche quelle, naso a becco che mentre crescevo ho sperato intensamente di non ereditare; pallido perché non gli piace l’aria aperta, pelle quasi trasparente alle tempie, occhi azzurri molto rapidi. Si chiama Achille. […]
“Siamo in ritardo” ho detto, nel tono più calmo che mi veniva. Ho preso la
cima che mi ha lanciato mia madre, l’ho tirata per avvicinare la prua alla riva. […] “Grazie tante, Margherita, lo so bene che siamo in ritardo!” ha detto mio padre. Ha una vera ossessione per la puntualità: se deve andare a un appuntamento con i suoi mezzi arriva in anticipo, se è lui ad aspettarti lo trovi innervosito anche quando sei in perfetto orario. Si è chinato a prendere la valigia, un po’ a fatica. Non gli piacciono quelle con le ruote, dice che sono da vigliacchi, e che oltretutto trolley non è un nome italiano, così ne usa una senza, anche se gli spezza le braccia. […]
Ho tirato ancora la cima, ho messo un piede sulla prua per facilitare la discesa. Anche a me essere in ritardo mette in uno stato di agitazione estrema: è una cosa che ho ereditato da lui, tra le tante. Però sono stata zitta, perché con lui una parola sbagliata può fare danni; mi muovo sempre sui
gusci d’uovo, con mio padre.
Mia madre si è girata a guardare il traffico nel canale, si è girata a guardare mio padre. Alta, elegante, vaga: è più giovane di lui di ventitré anni, veneziana come me (più di me). Porta ancora i capelli tagliati à la garçonne come quando ero bambina, forse uno dei motivi per cui me li sono fatta crescere lunghi appena ho potuto. Non sembra particolarmente italiana, con quelle proporzioni allungate, quell’ovale del viso, quell’
incarnato diafano, quel taglio leggermente obliquo degli occhi.

o   pietra d’Istria: pietra di colore avorio proveniente dalla penisola croata

o   smussata: resa meno spigolosa e tagliente

o   timone: organo di governo di una barca

o   spazzatura: rifiuti, immondizia

o   *sapevi che i pali di legno per indicare la via d’acqua e per ormeggiare le barche in laguna si chiamano bricole?

o   ostinato: testardo

o   stecco: ramoscello, si dice per parlare di una persona molto magra

o   a becco: naso simile al becco degli uccelli, con una grande gobba e la punta rivolta verso il basso

o   cima: corda della barca

o   prua: è la parte anteriore, “davanti”, della barca; la parte posteriore (o “dietro” si chiama poppa

o   chinato: piegato verso il basso

o   vigliacchi: codardi, senza coraggio

o   gusci d’uovo: muoversi sui gusci d’uovo significa relazionarsi con una persona in maniera prudente, attenta e misurata

o   incarnato diafano: espressione del viso sottile, delicata, angelica